L'arte
Tre scuole di pupi siciliani
In cosa differiscono le scuole palermitana e catanese del teatro dei pupi siciliani, dove si colloca Siracusa, i cartelloni dipinti, la musica e dove vedere i vecchi pupi.
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La Sicilia ha due principali scuole di pupi, Palermo a ovest e Catania a est, e differiscono per dimensioni, peso e modo di manovrare i pupi. Quelli catanesi sono più grandi e pesanti, manovrati da una passerella dietro il fondale; quelli palermitani sono più piccoli, con ginocchia snodate, manovrati dai lati. Siracusa appartiene alla tradizione orientale, con una propria variante: pupi vicini a quelli catanesi per dimensioni e peso, ma con ginocchia che si piegano.
Un'arte, due scuole principali
L'UNESCO descrive le due principali scuole siciliane, Palermo e Catania, come distinte principalmente per la dimensione e la forma dei loro pupi, il modo in cui sono manovrati e la varietà dei fondali dipinti. Entrambe mettono in scena lo stesso mondo di paladini e Saraceni, ed entrambe vestono i loro guerrieri con armature vere, riccamente decorate e cesellate. Una terza tradizione attecchì a Napoli e nell'Italia meridionale. Sapere quale scuola state guardando vi aiuta a capire perché le battaglie appaiono come appaiono.
Catania e l'est
Lo stile catanese è la tradizione della Sicilia orientale, comprese le province di Catania, Messina e Siracusa. I suoi pupi hanno strutture imbottite che li rendono più pesanti, di solito misurano da 110 a 130 cm di altezza e possono raggiungere circa 30 chili. Le loro gambe non si piegano, il che permette al peso di poggiare sul palcoscenico, e i guerrieri di solito impugnano la spada con la mano destra. I manovratori lavorano da un ponte rialzato dietro il fondale, così il palcoscenico è largo ma poco profondo, e gli speaker dietro le quinte danno voce ai personaggi.
Palermo e l'ovest
Nella Sicilia occidentale i pupi sono più piccoli, alti circa 90 cm e pesanti da 5 a 10 chili. Le loro ginocchia sono articolate, e un filo che passa attraverso la mano destra permette loro di sguainare e rinfoderare la spada. I pupari stanno nelle quinte ai lati, allo stesso livello dei pupi, il che rende il palcoscenico più profondo che largo. Il maestro puparo dirige lo spettacolo, manovra i pupi e dà voce a ogni personaggio, compresi quelli femminili, oltre a curare gli effetti sonori e luminosi.
La variante siracusana
Siracusa rientra nella tradizione orientale ma con una sua peculiarità. Nei teatri storici di Siracusa i pupi sono simili a quelli catanesi per dimensioni, peso, manovra e repertorio, ma le loro gambe hanno un'articolazione al ginocchio. Siracusa ha un teatro dei pupi che mette in scena l'Opera dei Pupi, e la voce di Wikipedia in italiano dedicata a Ortigia colloca un piccolo teatro dei pupi nel centro storico dell'isola. Qui è un'arte viva, non solo un pezzo da museo.
Manifesti, musica e il lungo ciclo
Le compagnie di pupi si pubblicizzavano con manifesti dipinti chiamati cartelli. A Catania erano dipinti a tempera su carta da imballaggio e mostravano la scena principale dell'episodio della serata; quelli di Palermo erano divisi in riquadri, di solito otto, ciascuno un episodio del lungo ciclo, con un foglio contrassegnato per lo spettacolo di quella notte. Anche la musica è diversa: Catania un tempo aveva una piccola orchestra con strumenti a corda pizzicata, mentre oggi è comune la musica registrata; a Palermo i violini lasciarono il posto all'organetto alla fine del XIX secolo.
Tempi difficili e sopravvivenza
L'arte è stata più volte vicina a scomparire. Il suo declino era già evidente alla fine del XIX secolo; il cinema la danneggiò negli anni '30; e il boom economico degli anni '50 e '60 svuotò i vecchi quartieri che riempivano i teatri. L'UNESCO definisce l'Opera dei Pupi l'unico esempio di una tradizione ininterrotta di questo tipo di teatro, e nel 2008 l'ha inserita nella sua lista del patrimonio vivente dell'umanità.
Dove vedere i vecchi pupi
Se lo spettacolo vi lascia desiderare ancora, il Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino di Palermo, fondato nel 1975, custodisce oltre 5.000 pezzi provenienti da tutto il mondo e la più ampia e completa collezione di pupi palermitani, catanesi e napoletani. Collezioni più piccole sono conservate in tutta la Sicilia. Vedere i pupi delle due scuole affiancati è il modo più rapido per capire quanto siano diversi.
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Fonti